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L’età dell’adolescenza

I Ricordi di zia Maria
capitolo 21

L’età dell’adolescenza ci sono più cose e ricordi. I miei giorni li passavo facendo diversi lavoretti per la casa, ero la più grande delle 3 femmine, lavare, pulire (a quei tembi non c’era tanto da pulire, quel poco che si faceva), lavorare fuori quando c’era da fare, per esembio pulire sotto gli alberi delle ulive, quando era il tembo che si raccoglievano si prendevano per terra, doveva stare pulito. Le piante ben coltivate, quello lo faceva mio padre. Read more

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Il castello sopra a una collina

I Ricordi di zia Maria
capitolo 20

Parlando sembre di quella epoca passata, continuo con i miei ricordi. Alla nostra casa non tenevamo acqua, si doveva andare a prenderla a una masseria più sotto della nostra, a prenderla per bere, per fare da mangiare e per lavarci la faccia, perché c’era il pozzo. Si faceva un buco di diversi metri e si ingontrava acqua. Chi aveva la possibiltà di fare questo pozzo ci aveva acqua e stando d’accordo con i vicini chi questo pozzo non ce lo aveva se l’andava a prendere dal vicino con dei recipienti di terra cotta, si chiamava langella, si metteva in cucina su un pezzo di legno ricavato da un tronco di un albero e quando serviva l’acqua si prendeva in questo recipiente. Diverse volte al giorno si andava a prendere acqua, la famiglia era grande ce ne voleva abbastanza. Read more

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La bicicletta

I Ricordi di zia Maria
capitolo 19

Venivano a giocare con noi altre ragazze vicine, mi ricordo che ci cambiavamo la fetta di pane, io ci davo un pane più nero che lo faceva mia madre e lei mi dava la fetta di pane bianco che si vendeva. Il padre di lei lavorava nella stazione del treno che sta a Piedimonte, quindi era più benestante. Mi ricordo davanti alla mia casa ci stava un gratino, lei metteva un lembo della sua gonna, con una pietra ci faceva dei buchi e diceva: «Così la mamma mi combra l’altra.» Io restavo meravigliata. Read more

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Tempi difficili

I Ricordi di zia Maria
capitolo 18

Mi ricordo non c’era tanto lavoro, mio patre lavorava poche giornate all’anno, quei pochi soldi che riusciva a guadagnare mia mamma li conservava. Erano i tembi delle cento lire grandi come un fazzolettino con colori bellissimi. La mia mamma diceva: «Questi si devono conservare per le cose più imbortanti, non si deve mai restare senza.» Read more

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Il Ventennio

I Ricordi di zia Maria
capitolo 17

Nel tembo del fascismo il Duce mise la legge che chi teneva sette figli non pagava tasse e gli dava qualche aiuto. Noi eravamo sei, non tenevamo questa fortuna, allora i miei genitori ne volevano fare un altro. La mia mamma lo stava aspettando però successe che con una paura lo perse. Dovette dar conto alla legge come era sucesso. Quando comandava Mussolini succedeva questo, se una abbortiva si doveva andare a dichiarare l’abborto come era avvenuto. Se si faceva come si fa adesso c’era pure il carcere perché Mussolini voleva molti figli. Io a quel tempo ci avevo sei o sette anni, mi ricordo la faccia di mia madre di paura. Così restammo sei figli, niente risparmio sulle tasse. Read more

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Le mie vacanze di fangiulla

I Ricordi di zia Maria
capitolo 16

D’inverno andavo a scuola, al ritorno a casa molte volte mi aspettavano le caprette, le dovevo portare a pascolare. Le volte che mio padre stava imbegnato con qualche altro lavoro, mi toccava a me. La sera mi facevo i combiti. Read more

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Tic… tic…

I Ricordi di zia Maria
capitolo 15

A me mi piaceva mangiare l’uva quando non era matura, io credo per questo mi ammalai di tifo, ci avevo 6 o 7 anni e stetti più di tre mesi sembre con febbre. A quei tembi ancora non esistevano tante medicine come la pennicellina e tanti antipiocisi come ora, quando uno si ammalava non tanto era facile curare. Mi mettevano una borsa col ghiaccio sulla testa per fare abbassare la febbre. Intanto non mangiavo, mi sono addebolita tanto che neanche la voce mi usciva. Read more

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Ricordi della mia infanzia

I Ricordi di zia Maria
capitolo 14

La mia fangiullezza, scrivendo più o meno le cose che mi sono restate più imbresse. Read more

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Ricordando i miei antenati

I Ricordi di zia Maria
capitolo 13

Mio nonno paterno si chiamava Raffaele Martino, di mestiere faceva il pastore. Me lo ricordo pochissimo, morì quando io ero piccola, era abbastanza giovane quando morì. Read more