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Gli argentini

I Ricordi di zia Maria
capitolo 10

Prima del nostro rientro voglio parlare di come sono gli argentini, gente tranguilla e senza programmi, al contrario di noi italiani che siamo programmati e nervosi. Loro amano molto gli animali, in nessuna casa manca un cane, un gatto, qualche uccellino. Quando si va nelle sue case trovano un gatto sopra una poltrona lo lasciano tranguillo, passano, se c’è un’altra poltrona si siedono, se no pure sopra una sedia. Il gatto non lo levano, mentre uno di noi uno scapaccione e il gatto se deve levare. Read more

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La visita

I Ricordi di zia Maria
capitolo 9

Dopo aver spiecato tutto questo ritorno a dire da questo tembo che passò tutto questo intanto io tenevo i miei cingue figli e mia figlia ne teneva due. In quel tembo, era 1968, tanto con precisione non mi ricordo, il mio ultimo figlio ci aveva quasi tre anni e la mia nipote, la seconta, ce ne aveva un poco più di due. In quei tembi si poteva venire in Italia col viaggio che si poteva pagare un poco al mese, così mi entusiasmai a venire a visitare la mia famiglia, mia madre e i miei sorelle e fratelli, questo dopo diciotto anni di lontananza. Mio padre già non l’avevo più, l’ultima volta fu quando mi salutò che me ne partivo per l’America. Mi dovevo fare il passaporto, feci tutto e partii per l’Italia col mio bambino più piccolo in aereo non tanto grande. In quei tembi si viaggiava così, sul’aereo. In Brasile salì un uomo di colore. Il mio bambino, che per la prima volta vedeva un uomo così, ci si metteva davanti e lo guardava, così il necro se lo prese in braccio. Si adormentò nelle sue braccia. Read more

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Voglia di tornare

I Ricordi di zia Maria
capitolo 8

In più di venti anni me ne sono passate di cose. Essendo un paese di capitalisti, dove la ricchezza se la dividono tra loro restando le briciole agli operai e ai poveri, l’unica cosa bella che mi è successa è di aver avuti quattro figli tutti belli e inteliggenti. Con un marito lavoratore, io mamma a tembo pieno perché non sono andata mai a lavorare fuori casa, me li sono potuta gotere al massimo.

In una terra tanto lontana non è che si stava male, però neanche tanto bene. In venti anni non si potevano contare i colpi di stato che ogni tanto si facevano. Però ci avevamo la nostra casetta, i nostri figli, c’eravamo abbituati. Si tirava avanti. Read more

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Vittorio

I Ricordi di zia Maria
capitolo 7

I nostri giorni passavano con tanto lavoro. Io con la famiglia, era diventata più grande, mio marito lavorando fuori e in casa. Si dice che i figli sono Provvitenza ed è così, perché ogni figlio che ci nasceva facevamo qualche stanza in più nella nostra casa per stare più comodi. Read more

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La Quinceañera di Giovanna

I Ricordi di zia Maria
le fotografie

28 dicembre 1963

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Cristina, zia Maria, Ida, Giovanna, zio Totore, Rino

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Rino

I Ricordi di zia Maria
capitolo 6

La mia terza bambina ci aveva 9 mesi, le dava il mio latte e mi sentivo grassa. Le dissi a mio marito: «So che quando si allattano i bambini ci si sciupa, mentre io mi sento che sto ingrassando.» Read more

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Ida

I Ricordi di zia Maria
capitolo 5

Intanto la nostra vita trascorreva tranguilla. Si lavorava, si mangiava, si andava a dormire, erano le uniche cose. Mai si usciva, da nessuna parte, al cinema non si poteva andare, stava lontano, si doveva viaggiare con i mezzi pubblici. Con due bambine era meglio stare in casa, si risparmiava in tutto. Read more

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Un ritratto per i genitori lontani

I Ricordi di zia Maria
le fotografie

Piccioni F
Cristina, zio Totore, zia Maria, Giovanna

Piccioni R

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Cristina

I Ricordi di zia Maria
capitolo 4

Intanto i giorni passavono tutti uguali. Un pomeriggio mio marito era andato a trovare un amico che abitava in un altro posto un poco più lontano da dove abbitavamo noi e gli dissero che si stavano vendendo dei piccoli terreni per potersi fare la casa. Mi disse: «Sai, è un bel posto.» Vicino alla famosa strada dove passavano i mezzi pubblici, vicino a un barrio che ci abbitavano ufficiali dell’esercito dove c’era una bella scuola e una chiesa. Si dovevano pagare, questi terreni, un poco per mese.

«Che dici, vogliamo vedere se lo possiamo combrare?» Read more

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La nuova vita

I Ricordi di zia Maria
capitolo 3

Siccome non si trovavano case, non mi ricordo bene come mio marito ingontrò questo nuovo lavoro che era di fare il guardiano a una casa chinta. Si trattava di una casa scialè che i signorotti argentini ci avevano fuori città per passare il fine settimana con gli amici. Ci stava la casa con tutte le comodità per loro mentre la nostra stava un poco più distante, una stanzetta piccolina e un’altra pure piccolina, una la stanza da letto e una la cucina, più in là un bagno solo con un buco, non ci si poteva neanche sedere. Ci avevamo una vacca, un cavalluccio, si chiamava Poni, un cane legato e un gallinaio con quasi cento galline. La sera quando si andava a dormire ci mangiavano le zanzare, erano una specie piccoline, si chiamavano moschigli. Che cambio, no? Peggio di come stavo in Italia. Read more