I ponti di carta

L’autobiografia del narratore

è la biografia del destinatario

Paolo Jedlowski, Storie comuni

Ricordo il giorno, ormai lontano, in cui zia Maria mi disse che teneva un diario. Era un pomeriggio d’estate e lei era venuta a trovare il fratello, mio nonno, per stare un po’ in compagnia. Io non avevo nulla da fare e restai lì con la mia famiglia, seduta intorno al tavolo in sala da pranzo, ad ascoltare in silenzio. Un pomeriggio come tanti altri delle mie vacanze nel paese di mia madre, nell’alto casertano.

Per un caso più unico che raro, quel giorno era a casa nostra anche zia Elenuccia, sorella della nonna che non ho mai conosciuto ma della quale porto fieramente il nome. Le due si misero a ricordare episodi della loro infanzia negli anni Trenta, quando andavano a scuola assieme. Raccontarono che Maria era molto brava in italiano, la migliore della classe, e lei stessa confessò che era solita scrivere i temi per le amiche in cambio di fogli strappati dai loro quaderni: un tesoro per una bambina di quei tempi. L’aneddoto mi intenerì. Ma a questa rivelazione ne seguì un’altra che mi colpì ancora di più: «A dire il vero, io scrivo ancora».

Immediatamente, vidi zia Maria sotto una luce diversa. La sorella di mio nonno, quella donna così pacata e in apparenza ordinaria che conoscevo da tutta la vita, svolgeva un’attività che io, nonostante i molti tentativi fatti nel corso della mia esistenza, proprio non riuscivo a mantenere. E lo faceva in un periodo forse dei più bui, in cui con la sua famiglia aveva appena vissuto una tragedia dalle proporzioni smisurate. Gli scritti che zia Maria definiva banali dovevano per forza contenere qualcosa di interessante. Se, come lei stessa aveva affermato, non si limitava a scrivere un semplice diario, ma raccoglieva anche le sue memorie, allora in quei quaderni si sarebbe potuto leggere della sua esperienza di vita in Argentina, tra gli anni Cinquanta e Settanta.

Qualche anno più tardi, grazie alla generosità dei suoi figli, ebbi accesso all’archivio famigliare e quelle pagine divennero materiale prezioso per la mia tanto sofferta quanto soddisfacente tesi magistrale in Letterature ispanoamericane: Recuerdos en papel. Il testo sarebbe dovuto essere il punto di partenza di un progetto ben più ampio, purtroppo mai andato in porto: I ponti di carta, una mostra fotografica e documentale sull’emigrazione italiana in America Latina tra Otto e Novecento. Qui pubblicherò, poco a poco, alcuni estratti dai Ricordi di zia Maria, senza alcuna pretesa se non quella di conservare con cura e ammirazione una delle tante storie comuni che sono parte della Storia di tutti.

I Ricordi di zia Maria

📝 Premessa

La giovinezza

📜 La prima pagina

📚 Ricordi di una emigrante

L’emigrazione

📚 Il viaggio

📷 La famiglia riunita

📚 La nuova vita

📚 Cristina

📷 Un ritratto per i genitori lontani

📚 Ida

📚 Rino

📷 La Quinceañera di Giovanna

📚 Vittorio

📚 Voglia di tornare

📚 La visita

📚 Gli argentini

Il ritorno

📚 Ricordi del mio ritorno in patria, 1972

📚 Di nuovo a casa

Le origini

📚 Ricordando i miei antenati

📚 Ricordi della mia infanzia

📚 Tic… tic…

📚 Le mie vacanze di fangiulla

📚 Il Ventennio

📚 Tempi difficili

📚 La bicicletta

📚 Il castello sopra a una collina

📚 L’età dell’adolescenza

📚 I tedeschi e gli americani

📚 I miei genitori

📚 Il fidanzamento

📚 Il matrimonio

📚 I miei anni passati col mio uomo meraviglioso

📷 Sempre insieme

La mia Piedimonte

📚 Il paese ieri e oggi

📚 Anche l’occhio vuole la sua parte

📚 San Martino

Finale

📜 L’ultima pagina

📚 Questa è stata la mia vita

Appendici

📝 La lingua dei Ricordi

📝 Le varietà della lingua

📝 Glossario dei termini napoletani

📝 Glossario dei termini spagnoli

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