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Tic… tic…

I Ricordi di zia Maria
capitolo 15

A me mi piaceva mangiare l’uva quando non era matura, io credo per questo mi ammalai di tifo, ci avevo 6 o 7 anni e stetti più di tre mesi sembre con febbre. A quei tembi ancora non esistevano tante medicine come la pennicellina e tanti antipiocisi come ora, quando uno si ammalava non tanto era facile curare. Mi mettevano una borsa col ghiaccio sulla testa per fare abbassare la febbre. Intanto non mangiavo, mi sono addebolita tanto che neanche la voce mi usciva. Read more

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Ricordi della mia infanzia

I Ricordi di zia Maria
capitolo 14

La mia fangiullezza, scrivendo più o meno le cose che mi sono restate più imbresse. Read more

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Ricordando i miei antenati

I Ricordi di zia Maria
capitolo 13

Mio nonno paterno si chiamava Raffaele Martino, di mestiere faceva il pastore. Me lo ricordo pochissimo, morì quando io ero piccola, era abbastanza giovane quando morì. Read more

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Di nuovo a casa

I Ricordi di zia Maria
capitolo 12

Si è fatto giorno, stavamo al nostro paese e ci sembrava un sogno. Venimmo con appena centocinguanta mila lire, mi ricordo che nel 1972 con questa cifra si cambava quasi tre mesi.

Mia sorella abitava vicino, molte volte ci combrava mortadella e ce la dava e qualche altra cosa.

Passarono i primi giorni, mio marito si mise a lavorare come falegname a una falignameria più grande, si facevano porte e finestre, guadagnava tremila lire al giorno. Read more

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Ricordi del mio ritorno in patria, 1972

I Ricordi di zia Maria
capitolo 11

Quando stavo all’Argentina mi sono sembre tenuta in contatto con la mia famiglia. Una sorella spesso mi scriveva, io le facevo sapere le mie notizie, mi diceva: «Vieni! C’è la casa di mamma, ti metti ad abitare con lei tanto sta sola. Però è che la tiene affittata ora, le diciamo a l’inguilina che la deve lasciare. Sai la mamma soffre di esaurimento, siccome non poteva stare sola sta un poco con noi e la sua casa sta occupata.» Ci stava questa speranza della casa che per tutti è la prima necessità. Read more

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Gli argentini

I Ricordi di zia Maria
capitolo 10

Prima del nostro rientro voglio parlare di come sono gli argentini, gente tranguilla e senza programmi, al contrario di noi italiani che siamo programmati e nervosi. Loro amano molto gli animali, in nessuna casa manca un cane, un gatto, qualche uccellino. Quando si va nelle sue case trovano un gatto sopra una poltrona lo lasciano tranguillo, passano, se c’è un’altra poltrona si siedono, se no pure sopra una sedia. Il gatto non lo levano, mentre uno di noi uno scapaccione e il gatto se deve levare. Read more

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La visita

I Ricordi di zia Maria
capitolo 9

Dopo aver spiecato tutto questo ritorno a dire da questo tembo che passò tutto questo intanto io tenevo i miei cingue figli e mia figlia ne teneva due. In quel tembo, era 1968, tanto con precisione non mi ricordo, il mio ultimo figlio ci aveva quasi tre anni e la mia nipote, la seconta, ce ne aveva un poco più di due. In quei tembi si poteva venire in Italia col viaggio che si poteva pagare un poco al mese, così mi entusiasmai a venire a visitare la mia famiglia, mia madre e i miei sorelle e fratelli, questo dopo diciotto anni di lontananza. Mio padre già non l’avevo più, l’ultima volta fu quando mi salutò che me ne partivo per l’America. Mi dovevo fare il passaporto, feci tutto e partii per l’Italia col mio bambino più piccolo in aereo non tanto grande. In quei tembi si viaggiava così, sul’aereo. In Brasile salì un uomo di colore. Il mio bambino, che per la prima volta vedeva un uomo così, ci si metteva davanti e lo guardava, così il necro se lo prese in braccio. Si adormentò nelle sue braccia. Read more

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Voglia di tornare

I Ricordi di zia Maria
capitolo 8

In più di venti anni me ne sono passate di cose. Essendo un paese di capitalisti, dove la ricchezza se la dividono tra loro restando le briciole agli operai e ai poveri, l’unica cosa bella che mi è successa è di aver avuti quattro figli tutti belli e inteliggenti. Con un marito lavoratore, io mamma a tembo pieno perché non sono andata mai a lavorare fuori casa, me li sono potuta gotere al massimo.

In una terra tanto lontana non è che si stava male, però neanche tanto bene. In venti anni non si potevano contare i colpi di stato che ogni tanto si facevano. Però ci avevamo la nostra casetta, i nostri figli, c’eravamo abbituati. Si tirava avanti. Read more

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Vittorio

I Ricordi di zia Maria
capitolo 7

I nostri giorni passavano con tanto lavoro. Io con la famiglia, era diventata più grande, mio marito lavorando fuori e in casa. Si dice che i figli sono Provvitenza ed è così, perché ogni figlio che ci nasceva facevamo qualche stanza in più nella nostra casa per stare più comodi. Read more

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Rino

I Ricordi di zia Maria
capitolo 6

La mia terza bambina ci aveva 9 mesi, le dava il mio latte e mi sentivo grassa. Le dissi a mio marito: «So che quando si allattano i bambini ci si sciupa, mentre io mi sento che sto ingrassando.» Read more